Associazione MOLINETTO DELLA CRODA

Carlo Balliana

19 luglio - 31 agosto 2008
Molinetto della Croda

Carlo Balljana

Conosciuto dalla critica ufficiale come lo “Scultore del vento”, è nato a Farra di Soligo il 29 agosto del 1944. Si è laureato in ingegneria e architettura artistico-ambientale a Friburgo, in Svizzera. Dal 1963 espone in mostre collettive e personali in tutto il mondo e partecipa a concorsi nazionali ed esteri. Si dedica principalmente alla realizzazione di monumenti e di grandi opere in spazi pubblici e privati. Ha eseguito oltre ottanta monumenti in Europa: un’opera di rilevanza mondiale è il reliquiario in oro e argento che conserva l’apparato vocale di Sant’Antonio nella Cappella del Tesoro nella Basilica Vaticana del Santo di Padova.
Tra le mostre più importanti ricordiamo l’esposizione all’Ateneo San Basso a Venezia nel 1988, al Museo Civico Bellona di Montebelluna nel 1989, all’Espace Eugène Delacroix a Parigi nel 1991 e, nel 1993, al Museo Fondazione G.B. Cima di Conegliano.
Carlo Balljana ha vinto numerosi riconoscimenti, tra i quali il primo premio medaglia d’oro scultore del Campidoglio a Roma nel 1982 e il primo premio del Concorso Internazionale d’Arte, in occasione del centenario della Tour Eiffel a Parigi nel 1989. Sue opere si trovano nella Città del Vaticano (quattro crocifissi in bronzo, da Papa Giovanni XXIII a Karol Wojtyla); a Washington (scultura di contadina veneta al Presidente Ronald Regan), a Sotto
il Monte (in provincia di Bergamo), nella casa natale di Papa Giovanni XXIII (un importante gruppo bronzo che rappresenta la famiglia dei Roncalli); a Mosca (volo di colombe in bronzo al presidente sovietico Mickail Gorbaciov, 1989) a Sofia in Bulgaria (monumento a Papa Giovanni XXIII, 2002) a Sotto il Monte nel seminario del PIME, nel giardino della casa natale di Papa Giovanni XXIII, un grande complesso bronzeo rappresentante l’Albero della Vita, 2003. Nel 2004 il Comune di Moriago della Battaglia dona al Presidente Carlo Azeglio Ciampi una scultura di Balljana dedicata ai Caduti del Piave. Le gallerie di referenza di Carlo Balljana sono: il Cenacolo Internazionale di Scultura a Parigi e Sernaglia, Treviso.
Nel 2006, il grande Portale in bronzo del Duomo di Sotto il Monte, dedicato al Beato Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo Il.
Hanno scritto di lui tra gli altri: Vittorio Sgarbi, Raffaele De Grada, Cardinale Angelo Sodano, Mons. Loris Francesco Capovilla, Carlo Sgorlon, Paolo Rizzi, Paolo Levi, Carlo Munari, Franco Solmi, Mircko Sickosky, Edoardo Noseda, Marco Roncalli.
Carlo Balljana è stato lo scultore ufficiale delle Universiadi Invernali Belluno-Cortina 1985, coniando le medaglie per gli atleti di tutto il mondo.
Monumento in bronzo dedicato al Beato Papa Giovanni XXIII collocato davanti alla Basilica di Sant’Antonio a Istanbul, Turchia, inaugurato da Papa Benedetto XVI, il 1 dicembre 2006.
Nel 2006, VIA CRUCIS in bronzo nel Santuario della Madonna di Lourdes, a San Pietro di Barbozza, Treviso.

Carlo Balljana
31020 Sernaglia della Battaglia (TV) - Tel. 0438.966156 - Fax 0438.861014
Studio di Parigi cell. 338.8563 181 - cell. 339.3467256

I GIUDIZI DI SGARBI
99 ARTISTI DAI CATALOGHI D'ARTE MODERNA E DINTORNI

E' certo che la fama dello scultore Carlo Balljana resterà legata alle sculiure in bronzo dedicate a Papa Giovanni XXIII. Quelle di Balljana sono sculture che dimostrano la fedele lezione de maestri del passato, di un mestiere che rispetta le regole e le pro- porzioni, e che nel contempo sa recuperare la somiglianza fisionomica dei personaggi ritratti in bronzo con sensibilità acuta, così evidente soprattutto nella sorridente figura del Papa buono, che sembra accogliere il mondo in un abbraccio. Le sculture di Balljana sono di grande ricercatezza espressiva, dove ogni particolare viene esaltato nella sua realtà, dove la cromia del bronzo esalta le forme, perfettamente rispettate nella loro proporzione. Parlare di questo scultore significa sottolineare anche la lezione di una generazione del secolo scorso che grande peso ha avuto nella storia dell’arte italiana; e tuttavia anche di una generazione appartata in quanto non sempre accettata, o addirittura messa in difficoltà dalle sperimentazioni dell’avanguardia, che si imponeva presso il pubblico umiliando tutto quello che non rientrava nei suoi canoni espressivi. L’ispirazione di Carlo Balljana attinge al vigore del mondo contadino e, come gli altri maestri che hanno fatto della figurazione una vera e propria bandiera, si impone per il fermo realismo e la poeticità incisiva. Le sue realizzazioni si impongon per la loro coerenza e per la partecipazione solidale a un mondo che conosce la fatica del lavoro della terra, di cui l’artista sa esaltare l’intensa bellezza e libertà interiore. In questo contesto così persuasivo, la figura del grande Papa diventa l’apoteosi dell’umiltà e dell’intelligenza delle cose terrene, presentandosi nella gioia serena che gli proveniva dal suo profondo radicamento in un mondo rurale saggio e parsimonioso. La presenza del sacro si rea- lizza quindi nell’immanenza del quotidiano, anche dove si apre alla simbologia dell’albero della vita: qui è suggerita l’idea del vigore della fede, e se la riflessione religiosa ancora una volta attinge a una mitologia contadina, è per segnare la continuità dei cicli vitali, e quindi concretizzare il simbolo di una terrena speranza di resurrezione. C’è dunque in questo scultore la costante fiducia nei valori di una vita ancorata alla terra, per cui la sua arte aderisce a una lezione di sobrietà e di rigore senza compromessi. Queste raffigurazioni fortemente connotate traggono il loro pathos da un’essenzialità quasi elementare, alla cui plasticità la materia bronzea conferisce l’autorevolezza di un rituale celebrato attraverso l’esercizio di una manualità sapiente. Balljana perviene ai risultati finali del suo lavoro attraverso un processo di stilizzazione, che si basa su una progettualità capace di rinnovarsi ogni volta. Si tratta qui di un procedimento che mira alla sintesi poetica e che si evidenzia in una straordinaria acutezza psicologica. Egli modella volumi che si concretizzano sempre in invenzioni narrativamente concluse, sublimate dalla luce esterna che gioca sulle superfici, suggerendo le aperture spirituali di un’umanità capace di conciliarsi con l’universo che la circonda, malgrado la penosa fatica della quotidianità. Ma sono anche le immagini di una memoria soggettiva, omaggi agli anonimi protagonisti di un passato che riemerge e che pare evocato da stimoli affettivi e nostalgici. il patrimonio culturale di un Segantini e di un Millet si rinnova nell’espressività di queste opere, dove al posto del segno e del colore troviamo giochi formali sapientemente congegnati che alludono a passioni pudicamente trattenute.

EDITORIALE GIORGIO MONDADORI